728 x 90

Tomaselli e quella (sana) follia che aiuta a vivere

Tomaselli e quella (sana) follia che aiuta a vivere

Con Novantanovesimo Cancello, l’autrice siciliana conduce il lettore attraverso un cammino iniziatico alla scoperta di sé, fatto di partenze e ritorni, impennate e cadute rovinose. Novantanove sono i cancelli da superare per annientare il mal di vivere e conquistare la felicità

Ci sono libri e libri. Quelli intrisi di autocompiacimento, quelli votati all’autopromozione, quelli destinati a un intrattenimento “mordi e fuggi”, quelli costruiti a tavolino. Poi, ci sono i libri necessari. Quelli che esistevano ancor prima di vedere la luce, che premevano per prendere forma, che attendevano di potersi incamminare lungo le vie del mondo, per poter solleticare qualche coscienza o semplicemente incuriosirla.

Vincenza Tomaselli

Novantanovesimo Cancello di Vincenza Tomaselli è uno di questi casi. Poche pagine che si leggono tutte d’un fiato. In una giornata di pioggia, durante un viaggio in treno, semplicemente in una notte. Pagine caratterizzate da una scrittura fluida, a tratti onirica, sempre incisiva come la lama di un chirurgo.

Novantanovesimo Cancello è un viaggio nei meandri della psiche e dell’emotività femminile, un viaggio a ritroso negli incubi inconsci da cui è difficile svegliarsi, nelle battaglie interiori, nei deliri, nei dolori, negli schemi mentali che ingabbiano e uccidono. Un percorso evolutivo e risolutivo che ha come preciso obiettivo la conquista della libertà di essere se stesse e di riappacificarsi felicemente con la propria anima, “quella cosa nascosta che sa di sudaticcio, che opprime e comprime e che di solito non si rallegra. Si torce e si dispera”, come la definiva Alda Merini.

Scardinando convenzioni e punti fermi, indagando la piaga dell’incomunicabilità umana alle sue radici, adottando quella che gli uomini chiamano “follia” come prezioso strumento di difesa e conoscenza, cancello dopo cancello, Enza Tomaselli sviscera tutti i temi cari a quel mal de vivere che – inesorabilmente – scuote gli animi più sensibili. Avanzando per 99 cancelli affronta fantasmi interiori per disperderli, riapre ferite infette per guarirle, evoca desideri irraggiungibili per alimentare nuove prospettive. E lo fa senza mai perdere la lucidità, la leggerezza e il coraggio di andare fino in fondo.

Quando hai capito che avresti scritto questo libro e quanto tempo ti ci è voluto?
«Scrivo per urgenza terapeutica. Sono un soggetto bipolare con tendenze schizofreniche e scrivendo mi semplifico la vita individuando cosa è reale e cosa no. Quando non lo faccio finisco sempre nei guai. Novantanovesimo Cancello non è il mio primo libro ma forse a oggi è stato il più impegnativo. Mi ci sono voluti quasi quattro anni per capire che era finito».

C’è stata una precisa fonte di ispirazione?
«Ogni cosa mi ispira. Perché quando vivi nel “mondo di mezzo” ti fai ogni istante mille domande».

L’idea di pubblicarlo su di una piattaforma digitale è stata casuale oppure si tratta di una scelta ponderata?
«Il primo libro lo pubblicai con una casa editrice nazionale che ancora oggi lo vende senza riconoscermi nulla se non la maternità, imponendomi regole e limiti. Il self publishing è una bella esperienza di anarchia».

Si entra nei meandri della psiche della protagonista, eppure resta un personaggio che non ha un nome. Pensi che la sua sia una lotta interiore in cui ogni donna potrebbe riconoscersi?
«Fin da piccola ho sempre pensato che un nome non è che un suono. Quando non hai un nome è difficile che qualcuno ti trovi ed è semplicissimo perdersi. Per questo nei miei libri i protagonisti non ne hanno mai uno. Per quanto riguarda la storia della lotta invece ci tengo a precisare che non si combatte alcuna guerra in Novantanovesimo Cancello. Alla guerra la protagonista preferisce l’amore».

I social network fanno una rapida, affascinante apparizione, come luogo virtuale del possibile e dell’impossibile. Che importanza hanno e che uso ne fai nella tua vita?
«I social sono strumenti straordinari di condivisione e voyeurismo che spesso danno assuefazione. Io preferisco toccare che guardare».

Attraverso Internet la comunicazione ha raggiunto livelli impensabili prima d’ora. Ma che cosa significa al giorno d’oggi comunicare se stessi, raccontarsi intimamente e autenticamente? È diventato più semplice o estremamente più difficile?
«Oggi è semplicissimo raccontarsi, poi bisogna vedere a chi frega ascoltarti o leggerti. Esporsi non significa arrivare primi al traguardo, se non hai qualcosa di forte da comunicare, resti un partecipante qualsiasi alla maratona di New York».

Vincenza Tomaselli, classe 1971, pubblicista, lavora come Art Director in un’agenzia di comunicazione integrata a Siracusa. Ama la musica, l’arte, il cinema e il teatro, di cui spesso si fa mecenate. Nel 2008 ha pubblicato con Edizioni Il Filo, il romanzo La voce a me dovuta, suo esordio nell’ambito della narrativa introspettiva che ha raccolto recensioni positive e un invito al dibattito sul palcoscenico del Maurizio Costanzo Show. Novantanovesimo Cancello è il suo secondo libro.

Alice Politi
CONTRIBUTOR
PROFILE

In evidenza

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *

Cancel reply

Ultimi Post

Top Autori

+ commentati

Video