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Ecco una norma balneare per censurare la rete

Ecco una norma balneare per censurare la rete

Se passa in Senato, su richiesta di chiunque, si potrà disporre non solo la cancellazione del contenuto di un sito web ma anche dello stesso sito, provider, blog o forum

I politici italiani come i lupi perdono il pelo ma non il vizio. Approfittando come sempre della pausa estiva, quando la canicola e le vacanze distraggono i cittadini, portano e approvano in Parlamento qualche provvedimento impopolare. L’ultimo è quello che aumenta il potere dell’Agcom, l’Autorità Amministrativa che vigili sulle comunicazioni, affinché possa sequestrare direttamente i contenuti della rete.

La norma, che è stata proposta dal Pd, attraverso un emendamento presentato dal deputato Davide Baruffi, è stata inserita a sorpresa lo scorso 19 luglio nelle «Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017» e approvata il 20 luglio. Adesso si attende il passaggio in Senato, dove se confermata entrerà in vigore.

La norma in questione prevede che, su richiesta di chiunque, l’Agcom possa disporre non solo la cancellazione del contenuto di un sito web ma anche che lo stesso sito, provider, blog o forum impedisca che ci siano altre violazioni su Internet. Questa azione non è stata accolta bene da Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider (Associazione provider indipendenti), che ha diffuso una nota al vetriolo in difesa della rete, dei cittadini e delle piccole aziende che operano nel settore tecnologico.

«La norma conferisce all’Agcom il potere di cancellare siti web, contenuti, blog e forum, ordinando alle piccole imprese italiane di impedire l’accesso ad internet ai cittadini italiani, su semplice richiesta delle grandi multinazionali dei contenuti. – scrive Bortolotto – Assoprovider come associazione di tutela delle PMI italiane che operano nel settore del ICT, senza entrare nel merito delle gravi violazioni dei diritti costituzionali determinati dall’emendamento Baruffi alla cosiddetta legge Europea 2017, annota come il legislatore italiano abbia la massima sensibilità solo per i diritti economici delle multinazionali e trascuri totalmente i diritti economici delle piccole aziende Italiane, che vengono chiamate ad operare gratuitamente e quindi con i propri mezzi economici senza alcuna previsione di ristoro, al solo fine di tutelare i diritti economici altrui».

Secondo il presidente di Assoprovider con questa norma si compie un «grave danno della libertà di espressione e di iniziativa economica previste dalla nostra Costituzione. È infatti veramente sorprendente constatare come il legislatore ignori che imporre vincoli operativi (che in qualsiasi azienda normale si traducono in costi di produzione) possa essere gravemente distorsivo della concorrenza. Questo lungimirante legislatore, in un periodo che vede la costante decrescita del personale di tutte le grandi aziende, non trova nulla di meglio da fare che regalare al sistema industriale italiano l’ennesima barriera di ingresso che impedisca ai giovani di trovare uno sbocco occupazionale in una piccola azienda tecnologica.

La funzione censoria attribuita ai provider dall’emendamento Baruffi priva peraltro i giovani dell’accesso ad internet, deprimendo ancora di più il mercato delle libere fonti informative sulla rete e la scelta nella selezione dei contenuti informativi presenti sul web. Con questa misura il legislatore dimostra di non aver in alcuna considerazione i piccoli provider».

Ecomunita
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